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venerdì 22 luglio 2011

Intervista di Alessia Mocci a Maurizio Clicech ed alle sue nuove pubblicazioni con Rupe Mutevole Edizioni


“31 ottobre 1849

Cosa succede quando la mente vacilla, privata delle consolidate certezze frutto dell'esperienza, quando l'orizzonte cambia continuamente, quando l'ordine inverte il suo rigore trasformandosi in caos ?

31 ottobre 1994

Ci sono persone predestinate a subire fatti particolari oppure è il concatenarsi storico degli eventi a programmare il futuro?

31 ottobre XXXX

Quanto può la razionalità contro la ricerca maniacale dell'onnipotenza”

I ricordi dei primi versi, la prima poesia ad otto anni, due premi nelle elementari, curiosità per musica, scienza, archeologia, fotografia, Maurizio Clicech si racconta con l’amore del ricordo, con la bramosia di farsi conoscere come scrittore e come essere umano.

Le sue ultime pubblicazioni “31 ottobre”, un thriller filosofico, e “Sintesi di segni”, una silloge poetica di 22 liriche, sono entrambe state pubblicate con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni.

Buona lettura!

A.M.: Quando hai iniziato a scrivere? Qual è stata la tua prima pubblicazione?

Maurizio Clicech: Beh, la mia prima poesia, purtroppo andata perduta con un trasloco, la scrissi ad otto anni, in occasione della festa della mamma. La maestra, Flavia Ferlan, mi costrinse quasi, e così, su di un bigliettino con i fiorellini disegnati, la composi di getto. Feci commuovere tutti, non capendo in realtà perché: io avevo scritto quello che era il mio sentire, nulla più, tanto da provare quasi vergogna per l'eccesso di sincerità.

Poi, sempre in ambito scolastico, ottenni due premi della "Lega Nazionale", uno in terza ed uno in quinta elementare, erano due libri, il primo, una sorta di fiaba illustrata, "Il signor Vento e la signora Pioggia", molto carino, il secondo un romanzo storico didattico "Gli dei abbandonano Atene". Le motivazioni però erano sempre le stesse, e riguardavano la mia dedizione alla scrittura ed alla letteratura.

Devo dire che parallelamente mi interessavo ad un sacco di cose. Musica, scienza, esplorazioni, archeologia, fotografia...un libro per me era un mondo da esplorare, non solo un coso di carta da leggere, e poi, se possibile, da mettere in pratica.

Alle limitazioni imposte dalla realtà, rispondevo cercando soluzioni possibili...così, in mancanza della via della seta, a tredici anni, "esplorai" il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa che passava relativamente vicino a casa mia.

Poi, il periodo adolescenziale, comportò una certa ricerca sui temi amorosi, che fruttò più o meno trecento poesie, poco originali e fortemente influenzate da quello che leggevo e dai testi delle canzoni del periodo. Ad un centinaio di queste ci misi la musica...ma come cantautore ero un vero disastro....

In quel periodo scrissi sul giornalino parrocchiale dei trafiletti a carattere scientifico.

Nel 1982 completai il mio primo romanzo, intitolato "Rio Ospo", dal torrente che segna il limite settentrionale della penisola istriana. Era la storia di un gruppo di amici (il mio gruppo di amici) e le loro traversie in una società conservatrice ed auto nostalgica che sembrava odiare i giovani, molti temi trattati si rivelarono poi profetici. Purtroppo non trovai nessuno disposto a pubblicarlo, lo lesse solo qualche amico, scomparve anch'esso nel fatidico trasloco... Negli anni seguenti riscrissi alcune novelle che ne facevano parte, più o meno fedelmente, una è diventata il prologo di “31 ottobre”, mentre un'altra è presente in Vibrus.
Gli anni novanta portarono ad una collaborazione con un altro giornalino parrocchiale, dove proponevo degli articoli riguardanti la storia del borgo dove abitavo, ed una rivista di archeologia a carattere regionale, "Caput Adriae".

Continuavo a comporre poesie, e nel 1994 incominciai a scrivere "31 ottobre".

Nel frattempo, l'avvento di internet mi permise di pubblicare, su di un sito aperto a nuovi autori, alcune poesie.
Vennero così lette dalla critica letteraria Silvia Denti, che inquadrandole nel suo manifesto dell'inquietantismo, mi propose di pubblicare una silloge con Vitale Edizioni, intitolata "Una Notte". Da lì iniziò una collaborazione che non si è mai esaurita, e che nel corso di questi ultimi anni mi ha permesso di partecipare ad alcune antologie poetiche curate dalla stessa, oltre che ad alcuni concorsi letterari.

A.M.: “31 ottobre” e “Sintesi di segni” sono le tue ultime opere. Quale pensi sia più adatta al mercato dei lettori?

Maurizio Clicech: Sono due generi diversi, "31 ottobre" è un romanzo di fantascienza, un po' misterico, scritto con tre stili differenti a seconda del periodo temporale in cui si colloca la narrazione. Racchiude nelle pieghe delle storie narrate una ricerca filosofica sul senso delle nostre azioni, tanto che Silvia Denti, nella sua prefazione lo ha definito come un thriller filosofico. "Sintesi di Segni" è una piccola silloge con solo 22 poesie, tutte, più o meno arrabbiate col comune sentire.
Penso che la narrativa comunque sia più commerciabile della poesia.

La poesia può essere difficile da digerire, può toccare corde molto intime, trasmettendo emozioni anche difficili da accettare, per cui la ritengo destinata ad un pubblico più selettivo.

Un romanzo invece è più diretto, essenziale, lo puoi leggere anche per distrarti, senza necessariamente andar a cercare quello che si nasconde dietro alle parole.

La poesia è un ambito molto personale, in cui esercito analisi e critica nella dicotomia del mio essere posto nel comune mondo di tutti gli altri esseri, divenendone quindi il risultato, spesso molto sofferto, traducendo in parole il mio sentire.

Nella narrazione invece, le tematiche vengono sviluppate per immagini, risultando alleggerita dall'eccesso emotivo che una lirica induce.

A.M.: Sapresti descrivere con 5 aggettivi le tue due pubblicazioni?

Maurizio Clichech: “31 ottobre” inizia con un fatto che adesso definiremmo ‘di cronaca nera’, e si snoda nel lavoro e nella vita di una ricercatrice universitaria discendente da questi, per finire al di là del tempo, sulla stessa linea cromosomica, per cui il primo aggettivo sarà sicuramente: AVVINCENTE.

Chi lo ha letto mi ha richiesto a gran voce di scrivere la storia di quello che succede alla protagonista della parte centrale, una donna divisa tra carriera ed affetti.

Per cui l'aggettivo successivo sarà: COINVOLGENTE.

Il risvolto scientifico, la base logica, il ‘campo di esistenza’ della storia, trova le proprie radici nella relatività di Einstein, nella definizione di ‘Tempo’, ed essendo fantascientifico, va oltre le regole imposte dalla fisica, per cui lo definisco senza esitazioni: FANTASCIENTIFICO.

Un altro tema trattato, in maniera provocatoria anche se in una leggera penombra, è quello del ‘diverso’, infatti, l'intero prologo è visto con gli occhi di una persona avulsa alla cultura dominante, etnicamente e culturalmente diversa. Ambientato nel 1849, in quello che fu l'Impero d'Austria ed Ungheria, in cui la lingua ufficiale era il tedesco, quella della città dominante l'italiano, e quella rurale lo sloveno, in una commistione non sempre corretta, ho voluto aprire al punto di vista più povero, provocatoriamente, riportando i nomi di luoghi e di persone in ‘lingua locale’ senza tradurli. In questo modo si crea una ‘distanza’ tra una località col suo nome in italiano e la stessa in sloveno. Se il lettore conosce i luoghi e quindi anche la loro storia, ha già nel suo bagaglio la corretta chiave di lettura, altrimenti, pensa che siano effettivamente luoghi diversi, almeno finché non si va a cercare informazioni su Wikipedia...la seconda parte narra invece la trasformazione di quella che era divisione in ciò che potremmo definire commistione, la terza parte annulla proprio le differenze tra esseri umani, ovvero, l'integrazione assoluta, la contaminazione a prescindere. Alla luce di ciò lo definirei: UMANISTA.

E buon ultimo, lasciando al lettore di scoprirne da sé le motivazioni: INQUIETANTE

“Sintesi di segni” è una silloge di ventidue liriche che trattano quegli argomenti che mi creano motivo di disagio quindi di riflessione, rispetto al mondo in cui viviamo, al mio vissuto, ai miei sogni più o meno andati delusi, ai ricordi dolorosi che i tre punti precedenti generano.

L'ultima lirica, la ventiduesima, si intitola "Ventiduesima ora" dando alla raccolta una ritmica, legandola ad un tempo. Un'ideale giornata che condensi tutto il mio tempo, meno due ore. Saranno queste due ore, non scritte, non citate, a rappresentare quel vuoto, quel silenzio della mente, che troppo spesso provoca gli eccessi analizzati nelle ventuno composizioni precedenti, ma che ci serve anche per ritrovare noi stessi, il nostro io, lontano dai clamori urbani.

Un esercizio dello spirito quindi, inteso come esercizio di coscienza, per cui la prima definizione sarà: SPIRITUALE.

In tutte le liriche emerge prepotente l'inquietudine che le troppe ingiustizie provocano, l'inquietudine nel sapere che viviamo una continua costrizione tra l'essere, il dovere ed il poter essere. Da queste considerazioni emergono a mio avviso, due aggettivi: INQUIETANTE – ESISTENZIALE.

Perché il titolo un po' criptico "Sintesi di Segni” è quell'immagine di copertina col calamaio ed il pennino, dei fili colorati come i quattro angoli del libro ? Perché ritengo che noi siamo segni, graffiti colorati sopra ad un muro di cemento grigio, le varianti di un gioco monotono e cupo, auto conservatore ed auto referenziante, erroneamente definito "Società", io vorrei rompere gli schemi, la loro intrinseca rigidità di comodo, per dare spazio e possibilità ad un futuro possibile piuttosto che probabile. Ma le mie forze e le mie capacità sono gravate dai miei stessi limiti, la poesia diventa quasi rivelazione piuttosto che sfogo, denuncia piuttosto che segnalazione. Avulsa da ogni costrizione, finalmente libera. Quasi anarchica, Per questo i successivi ed ultimi due aggettivi saranno: RIFLESSIVA – RIVELATORIA.

A.M.: Poesia e prosa. Dovendo scegliere solo una struttura letteraria, quale fra le due sposeresti per tutta la vita?

Maurizio Clicech: Visto e considerato quanto detto in precedenza mi darei esclusivamente alla prosa...anche perché, nulla osta che tra le pagine di un romanzo si possa nascondere la poesia...

A.M.: E se ti chiedessi qualche informazione su VIBRUS?

Maurizio Clicech: Grande esperienza! Vibrus è stato innanzitutto una sfida, tra l'individualismo dello scrittore ed il confronto collaborativo del lavoro d'equipe. Una faticaccia non da poco, un esperimento umano prima che letterario.

Un momento di arricchimento credo per tutti e cinque gli autori.

Nato dall'idea di Roberto Ioannilli, come analisi sull'incomunicabilità, si è poi evoluto verso il complesso intreccio umano che lo caratterizza, la psicologia dei personaggi posti di fronte a situazioni decisamente al limite del sopportabile, in un futuro terribile e possibile, anche se -speriamo- non probabile, prossimo più che vicino, di cui noi ne stiamo già vivendo, realmente, i prodromi.

“Vibrus” è la storia di un'umanità ai confini della propria sopravvivenza, in balìa di eventi troppo grandi per essere capiti, ma tanto letali da dover venir, ad ogni costo, combattuti. Un romanzo avvincente, in cui i modi stilistici diversissimi dei cinque autori, si fondono in un'opera corale di grande effetto.

Un romanzo sicuramente da consigliare.

Io ho sviluppato principalmente un personaggio e ho cercato di mantenere la coerenza scientifica, poi strada facendo le iterazioni insite nella storia hanno portato tutti a metter mano su tutto, per cui veramente, l'opera è a pieno titolo collettiva.

Ricordo gli altri autori,oltre a Roberto Ioannilli, già citato, Silvia Denti, che ha curato in più anche l'amalgama e la continuità della narrazione, Viviana Ferrari che ci ha portato i suoi sentimenti e la sua sensibilità, Piero Pavia con le sue passioni e la forza del credere nelle proprie forze.

Ripeto, è stata una grande esperienza, difficilmente ripetibile con lo stesso pathos e lo stesso slancio. Per farla come le pubblicità degli anni '60, non mi resta che dire a tutti:

LEGGETE VIBRUS !

A.M.: Dedichi a qualcuno la tua creatività?

Maurizio Clicech: Non necessariamente. Sono convinto di essere un piccolo segno di un qualcosa in mezzo ad un'umanità variopinta. La mia famiglia e le mie memorie ruotano nello stesso emiciclo assieme alla mia essenza, per cui sono già comprese nel tutto, ne fanno parte, nulla potrebbe essere così senza i loro apporti.

E non mi ritengo nemmeno elegiaco...

Spero che, chiunque legga quello che ho scritto, lo senta dedicato esclusivamente a sé, come se la mia sfera personale, attraverso l'opera, interagisca ed interloquisca con quella del lettore. Sarò un po' troppo presuntuoso, ma questo è davvero il mio intento.

A.M.: Come ti trovi con la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni? La consiglieresti?

Maurizio Clicech: Ecco, tornando alle elegie...a Rupe Mutevole dovrebbe venir fatto un monumento. Dico solo questo:

Massima libertà espressiva
Nessuna interferenza
Consigli puntuali quando richiesti

Piani editoriali chiari

Massima onestà

Grande impegno

Poi il successo di ognuno dipende da un sacco di fattori che esulano i compiti della casa editrice. Di certo, senza Rupe Mutevole, molti non avrebbero voce.

Per questo ho già consigliato Rupe ad autori che hanno quindi pubblicato e continuerò a farlo.

A.M.: Hai qualche novità per l’estate o per la fine del 2011? Ci puoi anticipare qualcosa?

Maurizio Clicech: Ho un romanzo in seconda lettura, di taglio avventuroso, la storia di un'organizzazione di controspionaggio creata ad hoc per contrastare gli interessi disonesti e tentacolari di spietati faccendieri internazionali. Fantaeconomia? Fantapolitica? ... o forse solo una realtà possibile?

Titolo ancora top secret, ambientato a Trieste, e da lì nel mondo, risvolti horror non impossibili. Un po' di tecnologia, un bel po' di scienza, tanta avventura e perché no, un po' di sentimento... Spero di mandarlo in stampa per Natale.

Poi sto scrivendo un romanzo di fantascienza legato ad un personaggio realmente esistito, con una ricerca, anche in questo caso, sul disagio, stavolta psichico.

Se tutto va bene dovrebbe uscire per la prossima primavera.

E comunque, ricordo che gestisco un bel po' di siti personali e non, in continua evoluzione, in cui condenso parti di tutta la mia produzione sia letteraria che fotografica. Sulla mia pagina di Facebook ci sono tutti i link utili...

Ringrazio Alessia e con lei Rupe mutevole per lo spazio concessomi e saluto tutti voi.

-Buona lettura, con Rupe Mutevole!-

A.M.: Grazie a te, Maurizio, per la gentilissima disponibilità! Ti auguro ogni successo!

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

http://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni

http://www.facebook.com/pages/Ufficio-Stampa-Rupe-Mutevole/126491397396993

Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni