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giovedì 16 ottobre 2014

Le novità editoriali di settembre 2014 della casa editrice Rupe Mutevole Edizioni


Fondata nel 2004, la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni ha avuto modo di espandersi nel settore tematico e geografico. Son ben venti le collane editoriali della casa editrice, venti sono dunque le braccia che accolgono la diversità per condurre oltre i confini territoriali e mentali.
La denominazione delle collane è in linea con la politica della casa editrice, troviamo infatti: “Letteratura di Confine”, “Trasfigurazioni”, “Mappe di una nuova èra”, “Saggi”, “Rivelazioni”, “Poesia”, “Fairie”, “Atlantide”, “Oltre il confine”, “Scritti in scena”, “Sopralerighe”, “Heroides”, “Echi dalla storia”, “Visioni”, “Margini liberi”, “Echi da internet”, “Radici”, “Supernal Armony”.
Proprio in questi giorni, le novità editoriali di Rupe Mutevole Edizioni sono presentate in uno stand della prestigiosa Fiera Internazionale del libro di Francoforte sino a domenica 12 ottobre 2014. 
Novità editoriali di settembre

“La Stagione dei papaveri” di Delia L. Sant
Silvia è una ragazza umile, un semplice cuore che vuole amare e due braccia che vogliono lavorare per aiutare se stessa e gli altri. Un cuore che trabocca bontà, un cuore che verrà umiliato, calpestato e deriso. Silvia s’impegna, studia e lavora sodo. Finalmente riesce a vincere una borsa di studio che le permetterà di andare in Italia per vivere dignitosamente e crearsi una vita felice. I soldi, purtroppo, finiranno in fretta e Silvia dovrà ritornare spesso in Ecuador per cercare la propria strada. Una strada che la porterà in Inghilterra. Una terra uggiosa, a detta di tutti. Una terra meravigliosa, per lei, che troverà l’amore nel cuore di Vincent. Un cuore molto più vecchio di lei, un cuore che lei amerà con tutta se stessa, un cuore che, forse, donerà la pace eterna all’anima tormentata di Silvia.
Collana Trasfigurazioni in collaborazione con Oubliette Magazine.

“Sognando di vivere a trecento all’ora su una macchinina a pedali” di Enrico Nascimbeni
Il nostro libro è una favola raccontata da un vecchio 
a un bambino che poi lo accarezza coi suoi occhi stanchi.
Il nostro libro ha le pagine lavate da tutte le mamme del mondo 
con le mani impolverate di sapone fatto in casa. 
Il nostro libro è un giorno d’agosto in una spiaggia 
che poi piove e tutti sotto la tettoia del bar ad aspettare 
che torni il sole. 
Il nostro libro ha le radici di una magnolia 
e lo sguardo timido di un fiore di loto 
in una vasca abbandonata dal tempo. 

“Fiaba” di Cristina Del Torchio
La semplicità a volte è trattata come mancanza di ricerca e invece ho scelto un fiore comune all'apparenza proprio perché il percorso è più raffinato. Quando si costruisce una vita, ogni mattone sembra indispensabile fino alla fine, ma a un certo punto la vita stessa chiede di smantellare le impalcature e arrivare alla vera essenza, alla chiara sintesi per comprendere fino nel profondo le risposte cercate lungo la via.
Questo uno dei significati dell'apparente semplicità 
Ci saranno ancora occhi che potranno comprendere ed essere sinceri,
nella bellezza di uno sguardo che desidera solo meraviglia.”


“L’imperfezione dei ricordi” di Francesco Borrasso
Un antico mito greco racconta di tre sorelle, Cloto, Lachesi ed Atropo. Le tre Moire, così chiamate dalla tradizione, erano divinità della notte, personificazioni del destino ineluttabile. Figlie di Zeus e Temi, ognuna aveva un compito imprescindibile: tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo ed infine reciderlo segnandone la morte. Cloto era la più giovane ed era associata alla nascita, ella era la tessitrice e filava lo stame della vita.
Lachesi distribuiva la quantità di vita ad ogni essere umano decidendone la fortuna; ultima Atropo, la più anziana, era considerata il destino ultimo della morte poiché le era stato assegnato il compito di recidere, con delle lucenti cesoie, il filo rappresentante la vita. Così uomini e divinità erano soggetti al volere delle sorelle, che filavano, distribuivano e spezzavano il filo con totale indifferenza, tutto per loro era già stato scritto e vissuto, rappresentavano semplicemente il fato, il destino. Capitava, però, che qualcuno intervenisse prima delle lunghe cesoie, prima del volere di Atropo. 
Collana Trasfigurazioni in collaborazione con Oubliette Magazine

“Il Tasso epistolografo” di Francesco Martillotto
Questo lavoro riproduce, nella sua forma originaria, la mia tesi di laurea discussa nel 1998 e guidata dal professor Antonio Daniele, che ringrazio anche per il magistero con cui ha seguito la successiva tesi di dottorato in “Scienze letterarie, retorica e tecniche dell’interpretazione”. Da questo lavoro sono stati tratti, integrati, aggiornati e riveduti, alcuni articoli autonomi: Le «Lettere del Tasso: aspetti ritmici e retorici» in “Studi tassiani”, n. 48 (2000), pp. 29-48; S’io scrivessi con quiete e con libri. Note sul Tasso epistolografo e su un suo corrispondente (Maurizio Cataneo), in “Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti”, vol. CXII (1999-2000), pp. 157-169; Torquato Tasso epistolografo in “Gli scrittori d’Italia. 

“Fibra – Tutta la vita in un respiro” di Fabio Pascucci
Diego, tutta la vita in un respiro.
Un adolescente malato di fibrosi cistica, costretto ad alzarsi tutti i giorni all’alba per fare aerosol e PEP mask.
Deve impedire ai suoi polmoni di rimanere ostruiti. “Fibra” è il soprannome affibbiatogli da Patrik, cinquanta chili di ego e bullo della classe.
“Fibra” come fibroso, la cifra del suo male, sinonimo anche di forza e tenacia. Questo Patrik non lo sa. Non sa nemmeno che il suo compagno è sopravvissuto a un anno terribile, un anno di sondino gastrico che gli trapassava naso e bocca per alimentarlo. Era solo il suo primo anno di vita. Patrik non sa molte cose di Diego, suo avversario nel nuoto. Pur facendo parte della stessa squadra, sono da sempre rivali. 

“Cielo” di Rosario Tomarchio
“Cielo” è un appassionato canto all’aldilà, alle sue forme, alle sue anime. La passione evocativa si delinea schietta e caparbia. L’esortazione alla divinità è pacificatrice anche quando l’Io diventa straniero in altre terre, l’amor di pace resta l’unica consolazione per la condizione dell’uomo che si interroga sull’infinito, sulla sua condizione di essere finito in un mondo che celebra l’interminabile.
“Straniero, mi ritrovo in questa terra benedetta da un Dio e da tanti Credi. E se un giorno e se non andrò sempre fuggendo, qui troverò riposo e il mio nome su una pietra.”
Collana Trasfigurazioni in collaborazione con Oubliette Magazine

“Una breve stagione” di Leonardo Rallo
Che belli i tempi in cui si doveva pensare all’amore e basta… Non c’era la crisi, non c’erano tutte queste diavolerie tecnologiche, si usciva con gli amici dicendoci semplicemente “Ci vediamo là.”, i legami erano solidi e venivano spezzati solo (forse) dalla morte. Leggere Leonardo ha sempre quel qualcosa, quel tocco “di paese” che serve a immergerci di più nella storia. Il particolare di quell’osteria, quel piatto semplice eppure così invitante, tanto da farci venire l’acquolina in bocca senza nemmeno vederlo in foto. Una natura incontaminata, persone schiette e sincere ed ecco qua, la magia è fatta. Ho già letto le parole di Leonardo e, come le volte precedenti, anche questo libro mi ha preso pian piano, senza fretta. Non ha cercato la spettacolarizzazione del colpo di scena, non è iniziato con fuochi d’artificio o chissà che, semplicemente si è presentato come un amico discreto e ha iniziato a raccontare di sé. Persone semplici ma non per questo insignificanti, paesi piccoli eppur veri, storie che forse non ci riguardano eppure le sentiamo in noi, sono parte di noi...
Dalla prefazione di Roberto Baldini

“La terra del silenzio” di Gabriella Becherelli
Un libro intelligente quello di Gabriella Becherelli, che parte da un pensiero leibziano che improvvisamente attraversa Mark: “Le anime sono specchi viventi o immagini dell’universo delle creature”. È Mark un giovane architetto, invecchiato spiritualmente anzitempo per una sorta di inerzia psichica che lo caratterizza dacché ha incontrato il dolore. Ha finito col confondere la monotonia con la pace interiore, evitando di elaborare i lutti, specie quello dei suoi genitori, cercando di dimenticare distraendosi o impegnandosi nel suo lavoro. Ma, come si sa, la vita chiede il redde rationem e anche per l’architetto arriva il momento di interrogarsi sul suo passato integrandolo col presente per superarlo ed arrivare ad una evoluzione della sua anima. E siccome, lo dice la filosofia, le cose non capitano per caso, il suo pensiero corre inconsciamente proprio al filosofo di Lipsia, nato nel 1646, tuttologo che ha superato precocemente rispetto ai tempi l’empirismo di Locke e il dualismo di Cartesio.

“Ho raccolto un fiore nero” di Luca Santilli
Luca Santilli è un giovane autore, che riesce a trasmettere emozioni emozionandosi per primo, in effetti ammette lui stesso di aver scritto questo epistolario, quasi sotto dettatura, sentiva i protagonisti vivi e pronti per farsi conoscere al mondo. Così incamminandomi nella lettura di “Ho raccolto un Fiore Nero”, mi sono dissociata da Fioralba per congiungermi a Nimue. L’ho fatto con curiosità, tenerezza, simpatia, provando le sue paure, i suoi dolori e stupori; l’autore la percepisce come fosse l’unica donna da poter amare, madre, sorella, la voce di un’amica lontana da dover aiutare.
Dalla prefazione di Fioralba Focardi

“Il viaggio di Simone” di Evan Jung
Scopo del Saggio è riferire il viaggio del protagonista di questo libro, un ragazzo di nome Simone. Elaboriamo una similitudine tra il viaggio nel senso comune ed il viaggio nel senso di questo Saggio. Nel senso comune. Si ha il viaggio quando si ha lo spostamento da un punto di partenza ad un punto d’arrivo. Il punto di partenza è la posizione in cui colui che si sposta non vuole più permanere. Il punto d’arrivo è la posizione che colui che si sposta vuole raggiungere. Fintanto che non si raggiunge la posizione desiderata sussiste il bisogno di spostamento. Quando si raggiunge la posizione desiderata si permane in una posizione di equilibrio. L’equilibrio della posizione desiderata è dato dal non avere più la necessità di spostarsi. Questa è la definizione di viaggio nel senso comune. Nel senso di questo Saggio. 

“Com’è bello il sole” di Angelo Portale
Per Angelo Portale, la poesia è un’esperienza di verità [...] Nelle poesie di Angelo Portale si nasconde un senso dantesco della verità che sta dentro le cose, e ne svela il senso e il compimento. La verità ha una bellezza intrinseca che forse consiste più nel desiderio, nella pungente necessità di ricercarla ovunque che nel venirne in possesso [...] C’è qualcosa che arma di umile intelligenza la vetta maestosa dei monti (XI. Vetta); c’è qualcosa dentro alla pienezza composta degli abeti (VIII. Abeti); c’è qualcosa che muove i passi stanchi del pastore verso casa, dopo un giorno (uno come tanti, come tutti) di dura, ma serena fatica (IX. Pastore). Nascosta nella varietà delle espressioni del creato, nei conflitti e nelle lacerazioni del pensare, nelle azioni dell’uomo, anche di quello malvagio, il poeta intravede un’unicità e la cerca.


“L’alchimia di Eva” di Ilia Delre
Prefazione a cura di Roberto Baldini
Quando ho iniziato a leggere questo libro, non sapevo cosa aspettarmi.
Di solito è una cosa negativa e curiosa in egual misura, e forse in questo caso l'Autrice voleva sul serio incuriosire il lettore.
Devo ammettere che c'è riuscita, e farlo con un lettore accanito come me è stato un gran biglietto da visita...
Amore, intrighi, segreti...

“Spire di un’anima” di Fioralba Focardi
Sentimenti forti e contrastanti, parole decise che vi lasceranno senza fiato, mentre vi accarezzano l'anima. Le parole di Fioralba saranno stilettate verso il vostro cuore: a volte sanguinerete, altre volte, dalla punta d'acciaio, sboccerà un fiore che v'inonderà con la sua dolcezza e il suo candore. Non esiste un metodo di giudizio per la poesia, poiché ognuno di voi percepirà le parole di Fioralba in maniera differente. Una cosa posso svelarvela, però: verrete colpiti dalle sue parole. Non so dirvi come, starà a voi scoprirlo. E sarà meraviglioso Dalla prefazione di Roberto Baldini

“Bugie” di Massimo Occhiuzzo
Essere scrittori vuol dire essere bambini, chiedersi perché?
C’è il bisogno innato di conoscere ciò che ci circonda. Nelle risposte si crea l’idea che l’uomo poi avrà della vita. Il foglio dei bambini è bianco, deve essere riempito dai colori e devono essere quelli giusti, ogni sbavatura può lasciare un segno indelebile nella loro anima. 
In copertina "Il grande occhio" Torre Alfina Opera di Rita Pepparulli Foto di Massimo Occhiuzzo

“Nei cieli di quarzo”
Una selezione di poesie.
In allegato CD audio con le poesie recitate dall’attore Mario Lucarelli.

“Passaggio a livello senza barriere”
XVII edizione Premio Nazionale Mimesis di poesia

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Written by Alessia Mocci
Addetta stampa (alessia.mocci@hotmail.it)

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